La RN Taranto 1996 a.s.d. odierna è la figlia legittima della RN Taranto che dagli anni cinquanta favorì lo sviluppo dell’attività natatoria e in seguito pallanuotistica nella città. La pallanuoto, ben diversa da come la si intende oggi, fa la sua prima apparizione negli specchi d’acqua dei cantieri Tosi negli anni ’30 per poi scomparire con la guerra. L’immediato dopoguerra porta con sé la ricomparsa della pallanuoto tarantina, quanto mai empirica ed arretrata, ma comunque capace di vincere le fasi eliminatorie del campionato di serie “C”, al quale la società partecipa per incontrare compagini più progredite. Sin dalle origini la storia di questo sport a Taranto è caratterizzata dalla mancanza di impianti e fondi, che portano ad imparare la meravigliosa arte dell’arrangiarsi, a noi nota così bene... Nonostante mille difficoltà la RN riuscì sempre dagli anni 60 ad imporsi in ambito regionale, arrivando quasi sempre alle finali nazionali e permettendo a giovani atleti di mettersi in mostra nei collegiali nazionali e nelle rappresentative regionali. La storia si ripete così, ciclicamente, nei decenni successivi con progressivi miglioramenti delle condizioni economiche e organizzative che portano nel 1989 alla seconda storica promozione in serie “B”.

Gli anni’90 sono per la pallanuoto tarantina un’altalena continua di risultati buoni e mediocri, segnati dai cambi generazionali. Passata la soglia del nuovo millennio inizia una nuova fase di enormi difficoltà per la compagine ionica la quale, volenterosa ed orgogliosa come sempre, non ha alcuna intenzione di scomparire dalla scena regionale e nazionale, portando avanti il solo discorso pallanuoto. Nel 2003 la RN Taranto chiude la stagione agnostica con una splendida vittoria e una grande e commovente festa di addio all’impianto che per 40 anni l’ha ospitata, che l’ha vista nascere e crescere e dove migliaia di giovani hanno avuto la possibilità di appassionarsi a questa stupenda disciplina. Alla chiusura della piscina comunale, che era stata utilizzata anche in condizioni fatiscenti nella stagione precedente pur di non perdere nemmeno un giorno di allenamento, la squadra retrocessa l’anno precedente in serie D comincia un calvario di spostamenti continui in cerca di spazi acqua a prezzi accessibili. Il campo di gara di questa stagione è dunque deciso a Ginosa, rafforzando il legame con l’impianto ICOS che per un anno diviene anche campo di molti allenamenti, unitamente a quello di Francavilla Fontana(BR) dove la squadra è quotidianamente costretta a migrare per potersi allenare, con quali sacrifici fisici ed economici è ben facile immaginare! L’immagine di questi ragazzi, tutti studenti di scuola media superiore e inferiore, può essere l’esemplare definizione di dedizione e passione, per uno sport che chiede tanto dal punto di vista economico, chiede costanza nel sacrificio, in termini di tempo ed energie fisiche e mentali ma che poi ripaga ampiamente questi sforzi, perché sì, si può essere ripagati anche giocando solo per la gloria! Tornando al nostro breve excursus la stagione 2003-2004 è una stagione discreta per la giovane compagine ionica, buoni i piazzamenti nei campionati allievi, juniores e campione del campionato di serie “D” (due partite tra andata e ritorno vinte per i gol segnati in casa contro i coratini). Questa vittoria permette nella stagione 2004-2005 di provare ancora l’emozione di una serie “C”, le cui responsabilità gravano per la prima volta interamente sulle spalle di una squadra con età media sempre inferiore ai diciassette anni o poco più…è una stagione di transizione: la mancanza dell’impianto dove poter svolgere allenamenti con il pallone porta a nuove migrazioni nella seconda casa, Ginosa, e a frequenti visite ai cugini baresi della Bari Nuoto, avversari di sempre, con i quali potersi allenare. In questa stagione comincia la rifondazione della squadra tarantina, la vicinanza della vasca per gli allenamenti consente a nuovi volti di avvicinarsi e provare: era stato questo uno dei maggiori problemi degli anni precedenti, la stagnazione del numero di componenti, variabile solo in negativo, ridotto alla falange dura di una decina di ragazzi sempre accompagnati dall’instancabile presidente, tecnico ma soprattutto grande e fidato amico, Sandro Sabato. Il campo di gara per questo anno è lo Stadio della Pallanuoto di Bari, maestoso impianto, con l’unico difetto di essere a quasi 100km dalla vera casa… Il 2005-2006 è una boccata di ossigeno, finalmente. Dopo tanto girovagare, dopo gli enormi sacrifici di una vita in trasferta, la vecchia piscina comunale, interamente ristrutturata, riapre i battenti e, seppure con qualche difficoltà, la nuova gestione e la società trovano una linea di collaborazione ed intesa. La Rari Nantes, rinominata da quest’anno Rari Nantes 1996 a.s.d., ha la possibilità di svolgere un allenamento al giorno e, cosa quasi nuova, di arrivare alla partita con una formazione delineata da una scelta non più obbligata dal numero; ma soprattutto non è costretta ad improvvisare gli schemi in partita, in quanto ha avuto durante la settimana la possibilità di provare nuove geometrie e meccanismi nelle fasi di gioco. I risultati non tardano ad arrivare: nel campionato allievi una squadra troppo giovane ed inesperta non riesce a racimolare molto dal punto di vista del profitto ma dà comunque la possibilità ad alcuni giocatori di trovare il ritmo partita in vista del campionato regionale Under20 e soprattutto della serie C; la squadra U20 senza troppa fatica vince la fase regionale giocando a memoria e nella successiva fase interregionale cede a volte per la fatica (quasi tutti gli atleti sono costretti a disputare il sabato la C e il giorno dopo i concentramenti giovanili), altre volte per poca fiducia nelle proprie capacità. Proprio la poca convinzione è la chiave di lettura dei risultati del campionato disputato in serie C: campionato iniziato in crescendo continuo che vede arrivare da subito i primi risultati positivi, dimostrando come Taranto possa essere squadra di vertice, se non nel presente, nell’immediato futuro e come possa essere una spina nel fianco per quelle squadre più esperte e meglio sostenute dal punto di vista economico. La gioventù è però croce e delizia: è infatti una riserva di entusiasmo che difficilmente si spegne, di energie di voglia di fare e di mostrare il proprio valore.Ma è anche grande inesperienza, scarsa maturità e concretezza. Una squadra capace di creare tanto, sfruttare poco, nuotare e riparare gli errori commessi, di creare un divario che sembra incolmabile e poi non saperlo gestire, di perdere all’ultimo tempo o pareggiare addirittura all’ultimo secondo, è una squadra capace da sola di oscillare dal primo all’ultimo posto e con i giusti innesti di elementi più esperti di trovare la giusta collocazione in classifica medio alta alla fine dei giochi. Piccola annotazione per quanto riguarda questo anno: dopo tanto tempo la Rari è riuscita a rifondare il vivaio degli esordienti, alle prime esperienze nell’acqua clorata ma con tanta voglia di imparare. Questa è stata la pallanuoto a Taranto nel passato più remoto e più vicino: spero di aver reso un’idea quanto più chiara possibile, di aver suscitato l’interesse per la storia travagliata di più generazioni di sportivi che accomunati da una passione enorme ne hanno fatto la loro storia, nel bene e nel male, senza mai rimpiangere gli impegni presi e portandoli avanti con maggiore o minore serietà. Tutto questo lascia ben sperare, specialmente ora che una certa stabilità sembra ritrovata, perché è importante ricordare sempre che senza timore reverenziale ed a pari condizioni si può giungere in nuove dimensioni, in nuovi livelli, impensabili nel recente passato, lontani tuttora ma finalmente raggiungibili. I mezzi non ci mancano, vediamo di metterci un carburante tanto costoso quanto efficace: il sudore della fronte e la voglia di raggiungere ambiziosi traguardi.